Il dispensabile fumetto dell’estate: il XIII color fest di Dylan Dog

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Memori dell’insegnamento della fase 1/2 del normale Dylan Dog (che ricalca forse quella dei film Marvel?), tutti gli sforzi sembrano concentrati nella copertina (stupenda) di Lorenzo Ceccotti. I disegni della prima storia, di Ambrosini, non sono malvagi, ma la storia (sempre di lui) si perde in salti temporali che creano confusione, a discapito di una storia, comunque, banale. In Attenti al Goblin, com’è tradizione del DydCF, Chiaverotti riprende un vecchio numero della serie regolare (il 45), ma è pretestuoso, non comprendendone il senso e senza disturbarsi a spiegare il motivo del ritorno di un personaggio, perché ora, perché stavolta, e cosa aveva fatto prima: tanto, ripescarlo non poteva dar fastidio in un universo senza una continuity vera e propria, come quello dylandoghiano. Persino la Barbato in Gargoyle, coi disegni di Burchielli, toppa alla grande, con una storia verbosa e farragginosa, pesante da digerire, che l’autoironico riferimento metaletterario al temibile spiegone, strizza l’occhio al lettore ma non lo fa sorridere, ma sbadigliare. Si chiude con Prigioniero, di Accantino che si è giovato dei disegni pittorici di Sicomoro. I disegni realistici valgono la pena ma non bastano a salvare una storia che, nonostante il tentativo di una mossa kansas city non riesce a salvare dal finale più che telefonato whatsappato. Una roba dimenticabilssima, insomma, niente di nuovo sotto il solleone di quest’estate dylaniata.

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Recensiscimelo! : Midnight Nation

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Cos’è un ripostiglio? È quel posto in cui spesso riponiamo delle cose e dove finiamo per dimenticarle e spesso non ritrovarle. Midnight Nation mette proprio al suo centro le cose dimenticate ed inosservate, ma ancora più le persone; tutti quei soggetti che bene o male passano inosservati e sono quasi invisibili agli occhi delle persone, come barboni o reietti sono il fulcro principale di una delle grandi opere di quell’autore poliedrico e creativo che è Straczynski. Tra il 2000 ed il 2002 egli butta giù questo piccolo capolavoro che fa del viaggio e della ricerca i suoi elementi principali, integrandovi anche elementi horror e fantascientifici, senza dimenticare di ficcarci dentro qualche riflessione sui rimpianti, ma anche la ricerca della speranza. L’opera viene pubblicata intorno al 2006 da Panini in due volumi 100% Cult Comics, ed è stato poi ristampato più recentemente in un Omnibus che integra tutti i 12 spillati, più uno speciale e qualche sketchbook, oltre alle riflessioni dell’autore sul viaggio che lo ha portato a creare l’opera. David Grey è un poliziotto di quelli buoni, che si dedica al suo lavoro al massimo finendo col trascurare addirittura sua moglie Sarah; durante le indagini riguardo un caso di omicidio, incapperà nella banda dei Camminatori. David finirà così in una sorta di Limbo, popolato da tutte quelle persone che sono state dimenticate e vedrà l’altra faccia della città. Laurel, una misteriosa donna che farà da guida a David in questo mondo, spiegherà allo stesso che se non recupererà la sua anima entro un anno finirà col diventare egli stesso un Camminatore, scoprendo così come questi siano anch’essi uomini che hanno perso l’anima, finendo col divenire mostri privi di controllo e morale che danno la caccia a tutti coloro che si nascondono in questa dimensione e servono la misteriosa entità “The Man”, i cui scopi sono ben poco chiari. David deciderà quindi di compiere il viaggio e raggiungere New York con l’aiuto di Laurel, scoprendo così poco a poco la vera natura di quest’ultima. Ma la speranza esiste davvero? Come si può averla di fronte ad un mondo fatto di guerra, morte, solitudine e paura, dove l’uomo spesso finisce col fare finta di vedere e dove spesso ci si aggrappa ad autocommiserazione ed ipocrisia? Ma soprattutto è davvero possibile sapendo che la causa di tutto ciò siamo nient’altro che noi? Ovviamente ad ogni interrogativo viene data una risposta plausibile, seppur a volte appaia poco profonda e quasi superficiale. Uno degli esempi dove l’autore gioca con le sfaccettature umane è quello del quarto volume dove i nostri eroi incontrano persone che riunite attorno ad un fuoco parlano delle loro esperienze e del motivo per cui sono finiti nella terra di mezzo, ed appaiono come vittime dei loro stessi errori, spaventati dal buio e quindi inconsapevoli che poco più in là c’è un altro gruppo, che come loro narra delle proprie disgrazie. Per i personaggi secondari come Lazzaro o Arthur non c’è molto da dire, se non che la loro apparizione seppur breve, permetti di conoscerli e apprezzarli. Midnight Nation è un racconto interessante, dove le bellissime e curatissime tavole raccontano spesso più dei balloons stessi. L’opera di Straczynski è un racconto capace di soddisfare il lettore che vuole qualcosa di un po’ più serio dei soliti fumetti mainstream, e con un finale azzeccatissimo, soddisfacente e toccante, che chiude tutto come si deve e da un senso a tutte le risposte. Insomma se avete 25 cocuzze da spendere, pigliatevi questo bel cartonato e leggetelo tutto d’un fiato, ma occhio a non dimenticarlo poi eh. -Joseph