[BNN] Addio Napoli Comicon, quello del 2015 sarà l’ultimo. De Magistris: “Troppi cuozzi, non ci piaceva più”

NAPOLI COMICON 2014, DIRETTA LIVE TWITTER DALLA MOSTRA D'OLTREMAREIl Napoli Comicon, la grande fiera del sud Italia di fumetti e videogiochi dedicata al cosplay, sta per chiudere i battenti. L’anno prossimo infatti sarà l’ultimo per l’importante evento a cui tutti gli appassionati e addetti al settore guardano con grande interesse. La colpa è da attribuirsi ai cuozzi che ormai da circa tre anni imperversano per la mostra, andando a infastidire teneri Power Ranger rossi indifesi e molestare ragazzine semivestite dai loro personaggi seminudi preferiti per via della profondità dell’interpretazione connessa. Assurdo se si pensa che erano già state confermate le date per almeno i prossimi due anni. Intervistato in merito alla questione, l’amatissimo sindaco della città ha così risposto: “È stata una decisione improvvisa e inevitabile anche se molto sofferta, la situazione stava diventando insostenibile. Il cartonato di Sheldon era un essere speciale e ci mancherà per sempre.”

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L’ amatissimo che apprezza l’atmosfera della fiera insieme ad un paio di ingenui passanti

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Sesso, droga e videogames

I videogiochi oggi come oggi sono uno dei media più diffusi nel mondo. Allo stesso tempo però sono anche uno dei più criticati per i loro contenuti, spesso ritenuti immorali o dannosi. La differenza con molti altri media è data dal fatto che nei videogiochi all’individuo viene richiesto di impersonare un avatar e completare determinati obbiettivi al fine di proseguire nelle vicende stesse che intraprenderemo. L’utente diventa quindi l’anima stessa dell’avatar del gioco in questione e ad esso vengono poste determinate sfide da completare. Completare sfide e proseguire nelle vicende comporta quindi un appagamento personale oltre che un mezzo per scaricare adrenalina e tensione.

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I videogiochi sono insomma un intrattenimento piuttosto invitante e alla portata di tutti. Il bello sta poi nel fatto che come per i film, i libri o qualsiasi altro media, esso offra più generi e livelli di intrattenimento destinati alle diverse fasce di utenza. Quindi perché condannare un mezzo che non fa nulla di diverso da tanti altri simili? Semplicemente si tratta dell’ennesima caccia alle streghe per distorcere l’attenzione della massa dalle vere cause che stanno dietro a determinati comportamenti ed azioni. Spesso tuttavia si tratta di pura ignoranza e assenza di metodi e mezzi necessari a comprendere questo tipo di prodotti. Un tempo la causa dei mali erano alcuni tipi di letture ritenute inopportune. Successivamente l’attenzione è stata spostata sui fumetti. Ed ora la colpa di tutto il male del mondo va ai videogiochi. Eppure c’è di positivo che se c’è chi li vede come un mezzo maligno e corruttivo, c’è anche chi li vede come una grande opportunità. Il business dei videogiochi è cresciuto enormemente, tanto che c’è un industria molto simile ad Hollywood anche in questo ambito, ed addirittura esistono università in America che ne studiano il fenomeno analizzandolo. Ma ovviamente come scrivevo, continuano ad esserci determinate persone che vedono questo intrattenimento come il male sceso in terra. Basti pensare ad Eugene Provenzo, che accusa i videogiochi di spingere i ragazzi al diventare  folli, e di distruggere il loro spirito di squadra e la loro moralità. Stando sempre alle dichiarazioni di quest’uomo infatti, i giovani che giocano videogiochi sono plagiati e sottoposti a un vero e proprio lavaggio del cervello e quindi trasformati in automi privi di emozioni, che pensano unicamente a sparare ed ammazzare e capaci di esplodere in qualsiasi momento in atti di ira e violenza. Insomma, c’è da chiedersi se il professore universitario abbia mai giocato davvero a un videogioco. C’è da dire che ovviamente spesso si prendono in analisi i prodotti più commerciali o conosciuti per “analizzare” questo fenomeno. Titoli e saghe come Call of Duty. GTA. God of War ed Halo, sono spesso gli unici titoli presi in esame da giornalisti o presunti moralisti che ignorano spesso di quanto questi prodotti offrono si,  un certo livello di violenza, ma bensì solo fittizia ed irreale.

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Il problema tuttavia non sta semplicemente nei titoli, dato che come ho già ripetuto parliamo di prodotti irreali, ma bensì a chi è destinato il prodotto. Spesso venditori e commercianti ignorano una cosina chiamata PEGI che permette di capire a chi è indirizzato quel determinato titolo, vendendolo a praticamente chiunque, quando invece bisognerebbe seguire le indicazioni offerte sopra la confezione per la vendita. Tuttavia anche rispettando il PEGI i videogiochi sarebbero comunque visti in malo modo, perché in fondo è più semplice usare dei capi espiatori alternativi invece di risalire ai problemi veri e propri. Se una persona è instabile e violenta già di suo il massimo che un videogioco può fare è  rimuovere quei pochi freni che la bloccano, ma se invece una persona è tranquilla e mentalmente stabile, allora è difficile vederla scendere in strada e ammazzare a colpi di accetta il primo che passa come i telegiornali o quotidiani vogliono farci credere. Che poi non mi pare che durante la seconda guerra mondiale i soldati giocassero con Call of Duty, anche perché in fondo manco esistevano i videogiochi. Uno dei problemi dei videogiochi che forse fa paura è che mentre magari in un film si assiste alla violenza dall’esterno come semplici spettatori, nei videogiochi siamo noi a farci carico di quella violenza e diventarne artefici. Ripeterò ancora una volta che tuttavia si tratta di una violenza fittizia e irreale, oltre che spesso spettacolarizzata. Inoltre come scrivevo sopra, spesso vengono presi in esame i videogiochi più commerciali e violenti, le cosiddette “AAA” insomma.

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Il problema è che invece esistono altri innumerevoli titoli e generi che vengono ignorati. Shadow of the Colossus. Ico. Okami. Heavy Rain. Layton. Metal Gear Solid. Final Fantasy. Journey. Catherine etc. Sono solo alcuni dei tanti altri titoli che sono spesso ignorati dai media giornalistici e in cui pur essendoci magari della violenza, essa passa in secondo piano a favore di altri elementi e dove spesso neanche c’è in favore del raccontare una storia e del destare emozioni forti nell’animo dei videogiocatori. Il videogioco è un mezzo e come tale va appreso e capito piuttosto che essere tirato in ballo solo per fare cronaca nera o scandalo. Come videogiocatore mi sento in dovere di dover difendere una mia passione che mi ha aiutato in tanti momenti bui della mia vita. Noi videogiocatori non siamo i mostri deviati che i media vogliono far credere. A voi la parola.

Joseph